Perché studiare musica?

Sembra che ci si sia accorti del benefico effetto che ha, in particolar modo nei bambini, lo studio della musica.

Non è richiesto ad un bambino di suonare un brano musicale alla perfezione; quello che veramente è importante è esercitare la concentrazione, la coordinazione, migliorare la confidenza in se stesso e sviluppare la sensibilità, qualità fondamentali che aiutano il bambino ad arrivare alla sua migliore formazione e potenzialità.

Lo strumento musicale quindi, oltre ad essere uno strumento che genera bellezza in senso estetico, per il bambino è uno “strumento educativo” fondamentale per la sua crescita armoniosa, uno strumento che potrebbe accompagnarlo per tutta la vita e fargli tanta compagnia.

Studiare musica richiede concentrazione totale, un bambino impara a leggere i segni della musica sul pentagramma, ad usare insieme orecchie, braccia, gambe, e le dieci dita, con il cervello che assegna ad ogni parte del corpo un compito diverso da svolgersi simultaneamente. La coordinazione delle mani e delle dita sulle corde, sulla tastiera, sulle chiavi, sui pistoni, richiede notevoli abilità motorie e una forte potenzialità di immaginazione spaziale. La lettura del pentagramma richiede l’elaborazione veloce e simultanea di informazioni molto concentrate. La musica richiede un modello di pensiero astratto e complesso, e agevola lo sviluppo della memoria. Quante altre attività richiedono così tante decisioni sincrone per un tempo così prolungato?

La forza della coordinazione: suonare uno strumento significa sviluppare anche la coordinazione tra mente e muscoli, che si trasferisce poi su tante attività quotidiane, abituando il cervello ad un uso completo sia della parte sinistra che della parte destra. Studiare musica, sviluppa il ragionamento logico-matematico e struttura le mappe mentali. Già dalle prime lezioni, assimilando i concetti base della musica, la matematica e la logica diventano fondamentali per comprendere e interpretare il ritmo. Con la musica si impara anche a sviluppare il pensiero multiplo: le note vanno suonate con durata, cadenza, intensità, ritmo e intenzione indicate in partitura o seguendo il direttore. Inoltre, l’esercizio musicale accresce la memoria, rendendo più facile e veloce i processi di memorizzazione. Anche il brano più semplice richiede un coinvolgimento intellettuale, delle abilità motorie specifiche, un interessamento emotivo e un alto grado di percezione sensoriale. Nessun’altra attività permette al bambino di esercitare tutte queste abilità simultaneamente in modo così costruttivo.

Fare musica è un vero costruttore di confidenza in se stesso. Il bambino comincia a sperimentare i benefici della concentrazione e della coordinazione, quindi comincia a sentire un senso di fiducia e confidenza in se stesso. Impara a sbagliare e a ricominciare con umiltà e pazienza, acquisisce una disciplina che trasferisce con beneficio anche nello studio delle altre discipline, difficilmente abbandona il campo e si arrende di fronte alle prime difficoltà. Eseguire un compito musicale semplice o complesso è molto soddisfacente per il bambino e questo gli consente di sentirsi soddisfatto per quello che ha realizzato, inoltre vede migliorare la conoscenza di sé, dei suoi limiti e delle sue potenzialità, in continuo incremento. Per padroneggiare correttamente uno strumento musicale (o la propria voce) bisogna ascoltare ciò che si sta suonando, analizzandosi e correggendosi, se necessario. Con il passare del tempo, l’abitudine di ascoltarsi va al di là del semplice strumento, trasformandosi in un prezioso mezzo di analisi e riflessione personale. La musica promuove, inoltre, lo sviluppo dell’empatia e delle abilità sociali necessarie per relazionarsi con gli altri. Migliora la capacità di comunicazione interpersonale e attraverso le attività di gruppo favorisce l’armonia sociale e la cooperazione verso un obiettivo comune.

Sviluppare la sensibilità personale non è una cosa semplice, non si pianifica. Eppure la sensibilità personale è una virtù umana di sublime valore. La sensibilità di una persona si nutre di pensieri belli, di belle immagini, di belle letture, di speciali incontri, di bella musica! Si nutre di emozioni! Fare musica sviluppa il pensiero creativo attraverso la sperimentazione, canalizza l’esteriorizzazione dei sentimenti e sviluppa la sensibilità artistica ed estetica. Suonare in “quasi” perfetto equilibrio ritmico, melodico e armonico non è semplice e avvicinarsi alla perfezione esecutiva, magari anche con una certa espressività musicale, dona una sensazione magnifica, sconosciuta a chi non pratica la musica.

In questi giorni particolari, densi di forti emozioni e paure legate all’emergenza sanitaria da Covid-19, giorni speciali di DAD, in cui docenti e studenti si stanno “incontrando” dalle loro case, a distanza, si viene a scoprire, fatalmente, una vicinanza capillare mai sperimentata prima! Tutte le singole sensibilità, di docenti e studenti, si esprimono nella loro straordinaria ricchezza e varietà… ed ecco che la musica, il “fare” musica sta facendo tanta compagnia e sta consolando non pochi animi impauriti, sta facendo emergere talenti e sta compiendo un vera e propria funzione terapeutica a livello emotivo.

In questo periodo di DAD, di esecuzioni vocali e strumentali videoregistrati e audioregistrati, non mi è inconsueto leggere i messaggi di studenti che non riescono a registrarsi perché “in lacrime”, troppo commossi dalla musica! O di studenti che si preoccupano dei miei timpani e mi mettono in guardia…, o che mi consigliano di mettere al riparo gli oggetti fragili, prima di avviare il media player per ascoltare la loro registrazione, e anche di altri studenti che, candidamente, dichiarano dispiaciuti di essere disposti ad accettare una nota d’impreparazione perché… “mai, mai si renderanno ridicoli cantando, da soli a casa, su una base musicale!”

Questa, per me, è cura della sensibilità e mai nessuna valutazione scolastica sarà idonea a quantificarla! Questa è la potenza della musica!

Ovviamente l’effetto benefico di suonare uno strumento non è specifico dei bambini, anzi un’infinità di adulti giornalmente si avvicinano alla musica riscontrando su se stessi quanto descritto prima, con l’aggiunta di altre meravigliose scoperte, come quella di considerare lo strumento un vero amico, al quale confidare il proprio animo negli inevitabili alti e bassi della vita. Tanti genitori dei miei studenti, in colloquio scolastico, mi rivelano di avere il rimpianto di non avere potuto studiare musica da giovani e allora… non è mai troppo tardi!

La perfezione stilistica, tecnica ed espressiva è propria dei professionisti, richiede grandissimi sacrifici e elargisce incanto, fascino ed emozioni negli ascoltatori! Non ci stancheremo mai di applaudire l’impegno dei nostri artisti per questo! Ma scoprire la musica ed esserne confortati, anche solo per puro diletto personale, non è impossibile e non dipende neanche dall’eta!

Studiare musica fa bene. Ecco perché studiare musica.

M.R.M.



 

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