Inverno

Inverno – Fotografia e montaggio Maria Rosa Mazzola

Musica: Antonio Vivaldi “Inverno” II Mov. da Le quattro stagioni Tromba Leonardo Maniscalco (Live 9 luglio 2000).

… passar al fuoco i dì quieti e contenti, mentre la pioggia fuor bagna ben cento; … (A. Vivaldi)


A. Vivaldi “Le quattro stagioni” Inverno II Mov.

Tromba: Leonardo Maniscalco

Organo: Filippo Manci

Basilica S.Maria in Campitelli Roma 9 Luglio 2000


 

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Autunno

Suggestive immagini autunnali di Georgia Pezou (Atene) e Maria Rosa Mazzola (Roma).

Musica di G. Mahler: Sinf. n.5 Adagietto.

Parco delle Madonie (Sicilia), Dolomiti, Monte Livata (Lazio), Olevano Romano (Monti Simbruini Lazio) Pistoia (Toscana) e altro…

Dedicato agli alunni e alla Prof.ssa A. M. Pansini della S.M.S. ex G.B.Piranesi di Roma (Italia) e agli alunni del 4o Gymnasio Peristeriou di Atene (Grecia).

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How Can I Go On – Freddie Mercury & Montserrat Caballé

(Live at La Nit, 1988)


Testo
When all the salt is taken from the sea
I stand dethroned, I’m naked and I bleed
But when your finger points so savagely
Is anybody there to believe in me
To hear my plea and take care of me?
How can I go on, from day to day
Who can make me strong in every way
Where can I be safe, where can I belong
In this great big world of sadness
How can I forget those beautiful dreams that we shared
They’re lost and they’re nowhere to be found
How can I go on?
Sometimes I seem to tremble in the dark, I cannot see
When people frighten me
I try to hide myself so far from the crowd
Is anybody there to comfort me
Lord, take care of me
How can I go on (how can I go on)
From day to day (from day to day)
Who can make me strong (who can make me strong)
In every way (in every way)
Where can f be safe (where can I be safe)
Where can I belong (where can I belong)
In this great big world of sadness
(In this great big world of sadness)
How can I forget (how can I forget)
Those beautiful dreams that we shared
(Those beautiful dreams that we shared)
They’re lost and they’re nowhere to be found
How can I go on?
How can I go on? How can I go on? Go on, go on, go on
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Nessun dorma – Freddie Mercury e Luciano Pavarotti

 

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Barcelona – Freddie Mercury & Montserrat Caballé

Freddie Mercury & Montserrat Caballé – Barcelona (Original David Mallet Video 1987 Remastered in 4K)


Testo “Barcelona”
Freddy Mercury – Montserrat Cabaillé

Barcelona, Barcelona!
Barcelona, Barcelona!
Viva!
I has this perfect dream
Un sueño me envolvió
This dream was me and you
Tal vez estás aquí
I want all the world to see
Un instinto me guiaba
A miracle sensation
My guide and inspiration
Now my dream is slowly coming true
The wind is a gentle breeze
El me habló de ti
The bells are ringing out
El canto vuela
They’re calling us together
Guiding us forever
Wish my dream would never go away
Barcelona!
It was the first time that we met
Barcelona!
How can I forget
The moment that you stepped in the room
You took my breath away
Barcelona!
La música vibró
Barcelona!
Yella nos unió
And if God is willing
We will meet again
Someday
Let the songs begin
Déjalo nacer
Let the music play
Ahhhhhhh…
Make the voices sing
Nace un gran amor
Start the celebration
Ven a mi
And cry!
Grita!
Come alive
Viva!
And shake the foundations from the skies
Shaking all our lives
Barcelona!
Such a beautiful horizon
Like a jewel in the sun
Por ti seré gaviota de tu bella mar
Barcelona!
Abre tus puertas al mundo
If God is willing
If God is willing
If God is willing
Friends to the end
Viva!
Barcelona!

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Barcellona – Città d’Europa

Barcellona 2019 – Video realizzato con FlexClip



 

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Prove tecniche di laboratorio

Case di campagna – Video realizzato con Kizoa


Ambient with Adora 

 


Praga – Video realizzato con FlexClip


Spiagge del mondo – Video realizzato con FlexClip


Fiori e foglie – Video realizzato con Kizoa


 

 

 

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Parigi – Città d’Europa

Parigi 2011 – Video realizzato con FlexClip


 

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L’Ottavino

Baby Elephant walk for Piccolo

 Rinnai Pops Orchestra

Barry McKimm: Concerto for Piccolo and Orchestra

Gudrun Hinze esegue il II movimento “Air”
Membri della Gewandhaus and Radio-Symphony-Orchestra di Lipsia diretta da  Roderick MacDonald

Flauto e Piccolo – Voce del mare / Kenta Kiritani- BEGIN

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Igor Stravinsky: Pulcinella

PULCINELLA (1920), Igor Stravinsky

Ouverture – Serenata (Mentre l’erbetta (t)) – Scherzino – Contento forse vivere (s) – Con queste paroline (b) – Sento dire no’ncé pace (stb) – Ncè sta quaccuna po (st) – Una falan zemprence (t) – Tarantella – Se tu m’ami (s) – Gavotta con due variazioni – Pupillette, fiammette d’amore (stb) – Finale

Marilyn Tyler (s) Carlo Franzini (t) Boris Carmeli (b)

L’Orchestre de la Suisse Romande Ernest Ansermet, cond. (1965)


Pulcinella è un balletto con canto, in un atto, scritto da Igor’ Fëdorovič Stravinskij tra il 1919 e il 1920 su musiche di Giovanni Battista Pergolesi; il titolo originale è «Ballet avec chant» Pulchinella (Musique d’après Pergolesi). È la prima importante opera del periodo neoclassico dell’autore.

Fonte: Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Pulcinella_(balletto)

Maurice Sand, Pulcinella
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Buon anno scolastico a tutti!!!

 

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Buone vacanze!!

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La Kalimba

April Yang

 Canone in RE magg. di Johann Pachelbel


Somewhere over the rainbow


La kalimba (o sanza, likembe, marimba, piano da pollice, ecc.) è un antichissimo strumento a percussion eafricano, formato da un numero variabile di lamelle di legno (generalmente ricavate dalla canna di bambù e di giunco) o di metallo, applicate ad una scatola o una zucca che fungono da cassa di risonanza.

La cassa può avere due fori posteriori o a volte un grande foro davanti, per l’effetto wah wah.

La kalimba ha dalle 5 alle 30 lamelle. Il suono è prodotto premendo e rilasciando la punta delle lamelle con la punta delle dita o meglio ancora delle unghie.

Esistono anche kalimba elettriche, ovvero con pick-up e/o regolatori di frequenze, alle quali si possono addizionare i classici pedali che vengono utilizzati per la chitarra ed il basso elettrico.

In organologia è classificata tra i lamellofoni (o idiofoni a pizzico).

Viene solitamente impiegata come strumento d’accompagnamento, fornendo la base ritmica ed armonica al brano, e/o per produrre melodie.


 

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Percussioni in gioco di Larry Salzman

Sounds of MEINL Percussion by Larry Salzman

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La sera dei miracoli – Lucio Dalla

La sera dei miracoli

È la sera dei miracoli fai attenzione
Qualcuno nei vicoli di Roma
Con la bocca fa a pezzi una canzone
È la sera dei cani che parlano tra di loro
Della luna che sta per cadere
E la gente corre nelle piazze per andare a vedere

Questa sera così dolce che si potrebbe bere
Da passare in centomila in uno stadio
Una sera così strana e profonda che lo dice anche la radio
Anzi la manda in onda
Tanto nera da sporcare le lenzuola
È l’ora dei miracoli che mi confonde
Mi sembra di sentire il rumore di una nave sulle onde

Si muove la città
Con le piazze e i giardini e la gente nei bar
Galleggia e se ne va
Anche senza corrente camminerà
Ma questa sera vola
Le sue vele sulle case sono mille lenzuola

Ci sono anche i delinquenti
Non bisogna avere paura ma stare un poco attenti
A due a due gli innamorati
Sciolgono le vele come i pirati

E in mezzo a questo mare
Cercherò di scoprire quale stella sei
Perché mi perderei
Se dovessi capire che stanotte non ci sei

È la notte dei miracoli fai attenzione
Qualcuno nei vicoli di Roma
Ha scritto una canzone
Lontano una luce diventa sempre più grande
Nella notte che sta per finire
E la nave che fa ritorno
Per portarci a dormire

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Sardegna – No photo reposare

Tazenda – Andrea Parodi – No Potho Reposare – Original


Non potho reposare amore ‘e coro
Pensende a tie so donzi momentu
No istes in tristura, prenda ‘e oro
Ne in dispiachere o pensamentu
T’assicuro ch’ a tie solu bramo
Ca t’amo forte t’amo, t’amo, t’amo

Si m’essere possibile d’anghelu
S’ispiritu invisibile piccabo
Sas formas e furabo dae chelu
Su sole e sos isteddos e formabo
Unu mundu bellissimu pro tene
Pro poder dispensare cada bene
Unu mundu bellissimu pro tene
Pro poder dispensare cada bene

No potho viver no chena amargura
Luntanu dae tene amadu coro
A nudda balet sa bella natura
Si no est accurtzu su meu tesoro

T’assicuro ch’a tie solu bramo
Ca t’amo forte t’amo, t’amo, t’amo
T’assicuro ch’a tie solu bramo
Ca t’amo forte t’amo, t’amo, t’amo.


Andrea Parodi – Non Potho Reposare – Ultimo Concerto


Paolo Fresu – No Potho Reposare


A Diosa (più conosciuta come No potho reposare) è una canzone scritta nel 1920 dal compositore Giuseppe Rachel col tempo di valzer inglese, sulle parole della omonima poesia, scritta nel 1915, dell’avvocato sarulese Salvatore Sini.

Questo brano è un canto d’autore di ispirazione folklorica e da tempo è entrato a far parte della cultura e della tradizione popolare sarda.


Maria Carta – Andrea Parodi – No Potho Reposare – Live 1993


Andrea Parodi (Porto Torres, 18 luglio 1955 – Quartu Sant’Elena, 17 ottobre 2006) è stato un cantautore e produttore discografico italiano.


Maria Carta (Siligo, 24 giugno 1934 – Roma, 22 settembre 1994) è stata una cantautrice e attrice italiana. Durante la sua carriera di cantante ha ripercorso i molteplici aspetti della musica tradizionale sarda, in particolare del cantu a chiterra, del repertorio popolare dei gosos, delle ninne nanne e del canto tradizionale religioso (canti gregoriani). Ha saputo aggiornare la tradizione con arrangiamenti moderni e personali.


Stabat Mater di Maria Carta (Andrea Parodi e Elena Ledda)


Stabat Mater

Nàdelu Segnora mia
sezis cussa lastimada
chi giaman Maria?
Mama proite cuades
sa cara bianca che nie
nàdenos, pro chie?
Sa Segnora nostra at prantu
tota sa notte a sucutu,
mannu est su corrutu.
Su sambene s’est asciutu
in sas venas de una rosa.
Mama dolorosa.
Amen.
Sas ispinas disatentas
affligidu an sas intragnas
de su Fizu ’e Deus.
Ahi, isculta Fizu meu
salvalu s’homine reu,
perdonalu, colpidu.
Amen.
Mamas chi fizos penades
mirade cantu dolore
mortu est su Segn
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Francisco Tárrega e la chitarra

Francisco Tárrega – Gran Jota


Francisco Tárrega: Tango Maria


Francisco Tárrega – Gran Vals


Memories of Alhambra – Francisco Tárrega


Francisco Tárrega è stato un compositore e chitarrista spagnolo, considerato uno dei principali artefici della diffusione e dello sviluppo dell’uso della chitarra classica moderna.

Si suppone che la postura con la chitarra poggiata sulla gamba sinistra rialzata dallo sgabello sia diventato uno standard per i chitarristi classici a partire da lui.

Suonava la chitarra senza utilizzare le unghie, attaccando la corda direttamente con il polpastrello. Si è supposto che la sua predilezione per il tocco appoggiato (in gergo “carota”, segnato in pentagramma con il marcato) derivasse da una modifica strutturale dello strumento, il rialzo della tastiera rispetto al piano armonico (Radole); in ogni caso si tratta di una delle innovazioni tecniche di Tárrega, insieme alla liberazione del mignolo dall’appoggio sulla cassa.


Francisco de Asís Tárrega y Eixea

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Asturias di Isaac Albéniz

Asturias – Andrés Segovia


Caratteri dell’opera di Albéniz

Erede del virtuosismo lisztiano, conoscitore delle nuove tendenze musicali francesi (aveva studiato e vissuto a Parigi), Albéniz realizza, con de Falla, Turina e Granados (ciascuno a suo modo, sulla scia di Pedrell) la definitiva emancipazione della scuola spagnola dai modelli stranieri. Celebre è la sua produzione per pianoforte, con la Suite española op. 47, EspañaRecuerdos de viaje e Iberia.

Famosissimo in tutto il mondo è il quinto brano della Suite españolaAsturias (Leyenda), anche e soprattutto nella trascrizione per chitarra di Andrés Segovia. Molti altri brani di Albéniz si prestarono alla trascrizione per questo strumento.


ISAAC ALBÉNIZ- ASTURIAS Luis Fernando Pérez, piano


Sharon Isbin – Asturias


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Laurie Anderson

Laurie Anderson – O Superman [Official Music Video]

Cantante, performer e autrice di suggestivi show multimediali, Laurie Anderson ha imposto una figura di artista a tutto tondo con pochi pari, che ridefinisce del tutto il ruolo femminile nell’ambito musicale. Oltre ai dischi, la sua carriera è stata caratterizzata da una infinità di progetti comprendenti spoken poetry, performance, installazioni, collaborazioni a balletti, opere teatrali ..

Laurie Anderson

Troppo spesso si è abusato dell’espressione “artista multimediale”, ma se c’è qualcuno che può fregiarsi realmente di questo titolo è proprio Laura Phillips (Laurie) Anderson. Nel corso della sua carriera ha svolto innumerevoli ruoli: artista visiva, compositrice, poeta, fotografa, regista, ventriloqua, maga dell’elettronica, corista, strumentista. Ed è sempre riuscita a coniugare la sperimentazione sull’elettronica con un linguaggio accessibile al grande pubblico.
Nella sua figura si uniscono due filoni di tangenza tra arte e musica. Da un lato c’è l’influenza della performance art(dall’antesignano John Cage fino al gruppo Fluxus), con la commistione tra il corpo dell’artista, protagonista dell’azione che costituisce l’opera, e il medium tecnologico rappresentato dal video, che ne preserva la memoria. Dall’altra c’è l’avanguardia elettronica che, con Varèse e Stockhausen, è entrata a far parte anche dei libri d’arte contemporanea. Si aggiunga una propensione tutta newyorkese per la poesia urbana, che la porterà a collaborare con figure come William Borroughs e Robert Wilson e sarà anche parte del rapporto artistico e sentimentale con Lou Reed.
Ciò che distingue Anderson da tanti musicisti prestati all’arte è il fatto che per lei i due aspetti sono inscindibili e vivono uno in virtù dell’altro.

Formatasi in una delle tante scuole d’avanguardia newyorkese degli anni 70, Laurie Anderson inizia la sua carriera di artista “globale” con performance bizzarre, che rielaborano in modo originale le forme della musica minimale. Nascono così progetti audaci come “Automotive” (concerto per automobili del 1972), “Duets on Ice” (messo in scena a New York nel 1974), “Songs and Stories for the Insomniac” (presentato all’Artist Space di New York e al Museum of Contemporary Art di Chicago nel 1975) e “The Hand Phone Table” (installazione sonora e visiva, realizzata presso il Projects Gallery di New York nel 1978).

In quegli anni, Anderson avvicina alcuni musicisti d’avanguardia che si riveleranno poi decisivi per la sua maturazione artistica, da Philip Glass a Brian Eno, da John Cage al marito Lou Reed. Ma se la musica resta il suo punto di partenza, le sue frontiere sono sempre aperte. Così l’artista newyorkese riesce perfino a fare da spalla al comico Andy Kaufman in diversi “Comedy club” a Coney Island.

La sua prima opera importante in ambito musicale arriva nel 1980, con United States. Vero caposaldo dell’arte performativa contemporanea, si tratta di un progetto monumentale (quasi cinque ore di musica) in cui la Anderson si sbizzarrisce allestendo un’ideale opera teatrale d’avanguardia che pesca dal genio di John Cage e di Meredith Monk (si ascolti “Walk The Dog”) arricchendo però la forma con una più spiccata coscienza politica, filtrata in sketch ora pungenti, ora umoristici ora desolanti. Quella di Laurie Anderson è una visione quasi huxleyana della realtà occidentale, fatta di robot antropomorfizzati e uomini-automi, alienazione e inquietudine latenti. In poche parole, l’arte di Laurie Anderson ha già trovato la sua espressione più matura e compiuta.

Ma è nei due anni successivi, con il singolo “O Superman” e con l’album Big Science che Laurie Anderson si impone alla ribalta internazionale conquistando critica e pubblico. Merito del suo linguaggio universale, fatto di trovate spettacolari, come l’uso in scena di un violino digitale, e di una ricerca incessante sulla vocalità. La sua voce, infatti, si trasforma costantemente: filtrata dal vocoder, nascosta da mille effetti, inquietante, oppure semplice ed angelica, è il suo strumento musicale per eccellenza. Saggio supremo di quest’arte è “O Superman”, il brano della consacrazione internazionale: il robotico loop vocale (Ah – Ah – Ah – Ah), corrispondente a due accordi, che sorregge l’intero pezzo costituendone insieme l’ossessione e il principale “gancio”melodico. L’uso inquietante della tecnologia fatto nelle performance, per esempio con l’utilizzo di voci di segreterie telefoniche (“Hi I’m not home right now…”), si ripercuote anche nell’uso straniante del filtro Vocoder sulla voce e in generale sul freddo recitativo che costituisce in buona parte il “cantato” della Anderson. Insieme sinistro e giocoso, freddo ed evocativo, il brano costituisce il modello per tutto il resto del disco, svelandone il lato ludico e ironico, sia quello inquietante, con un Paese visto come grande madre, insieme protettiva e soffocante, imperativa.
In modo simile, l’iniziale “From The Air” dimostra uno spiccato piglio rock pop col suo incastro di batteria e sax, ma provvede anche a una raggelante introduzione quando il recitativo diabolico della Anderson è sottolineato dal fatalismo dei synth. Il brano che dà titolo al disco è invece il più solenne ed elettronico, sorretto da synth e rade percussioni, con la voce che si fa salmodia medievaleggiante. Se “Sweaters”è uno scherzo di stranianti cornamuse, “Walking & Falling” rappresenta l’esempio di come la Anderson possa costruire una tensione drammatica soltanto con pochi suoni uniti al suo recitativo.
La marimba che introduce “Born, Never Asked” ricorda invece gli album coevi di quel Peter Gabriel col quale Anderson collaborerà in seguito (in “This Is The Picture (Excellent Birds)”, su “So”). Seguono poi i vocalizzi demenziali di una “Example # 22”, caratterizzata dalla strumentazione più ricca e bizzarra del disco (violino, flauto, sax tenore e baritono, clarinetti, accordion). Ugualmente giocosa “Let x =x”, che introduce una nuova dissertazione sullo sfondo di solenni tastiere, marimba e hand clap, per poi deragliare nel caos con un trombone impazzito. L’ultimo brano “It Tango” continua il precedente costituendo una traccia sola con esso e ripropone lo schema del dialogo tra due personaggi (tutti rappresentati dall’artista, autodefinitasi una “indossatrice di voci”), che però sprofonda nel nonsense, fino all’incomunicabilità dell’enigma finale.

Big Science è il primo di sette album registrati per la Warner Bros, fra i quali Mister Heartbreak (forse il suo disco più “pop”), United States LiveStrange Angels e Home Of The Brave, colonna sonora del film omonimo, forte di un brano irresistibilmente “contagioso” come “Language Is A Virus”.

Ma Laurie Anderson è soprattutto una performer nata. Nel 1986, presenta la sua performance “Natural History”, da cui trarrà cinque anni dopo il libro “Empty Places”. Seguono altri progetti, come “Stories from the Nerve Bible” (1993), “Bill and Laurie” e “About Five Rounds” (1996).

Nel 1995, la cantautrice di New York intraprende il lungo tour mondiale “The Nerve Bible”, la sua prima grande performancemultimediale in cinque anni. Contemporaneamente, esce l’album Bright Red, coprodotto con Brian Eno, e il suo primo cd-rom, Puppet Motel. “Quando feci il mio primo cd-rom – racconta – cominciai a pensare: ‘Qui c’è un mezzo che comprende immagini, suono e elettronica, e li posso mescolare’. E’ un tipo di realizzazione di arte digitale che corrisponde al modo di funzionare della mia mente, perché fa interagire tra di loro le cose. E’ un mezzo circolare, e consiste in punti che si toccano lungo la via. Mi è sempre piaciuto il viaggio. E se è abbastanza interessante, non mi pongo limiti”.

Negli anni, Laurie Anderson realizza anche diversi video e film, e compone colonne sonore per film di Wim Wenders e Jonathan Demme, per balletti di Trisha Brown, Molissa Fenley e altri. Scrive, inoltre, brani per la National Public Radio, la Bbc e l’Esposizione di Siviglia, nonché diversi pezzi da orchestra. Ma la sua carriera si può leggere anche come un percorso a ritroso: dall’uso della tecnologia alla riscoperta degli strumenti “tradizionali”. E i testi scritti, come ad esempio il “Moby Dick” di Melville, nella sua concezione artistica possono diventare lo spunto per altre esplorazioni, per spettacoli multimediali come “Songs From Moby Dick”, in cui l’artista newyorkese si è rivelata anche come pittrice.

Nel 2001 esce quindi Life On A String, inizialmente concepito come side-project da studio per il progetto teatrale “Songs and Stories of Moby Dick”. “Sono veramente innamorata di Melville – ha raccontato la compositrice americana – ma quando lo spettacolo è finito non ne potevo più di quei vecchi marinai maleodoranti. Volevo tornare nel mio secolo e fare un disco che fosse l’esposizione delle mie esperienze e della mia vita”. Ed è così che nascono le dodici tracce di questo album, con la coproduzione di Hal Willner, già al fianco di Marianne Faithfull e Lou Reed. Attorno a lui, una nutrita pattuglia di collaboratori: dalla chitarra di Bill Frisell (“Washington Street”) all’orchestrazione di Van Dyke Parks (“Dark Angel”), passando attraverso le percussioni di Vinicius Cantuaria (“Life On A String”) e il drumming di Joey Baron (“Slip Away”).

Sono in particolare le percussioni al centro delle più recenti ricerche di Laurie Anderson: “In questo momento, sento forte il bisogno di fisicità nella musica – ha spiegato -. Di suonare qualcosa che non si limiti al ‘digitare’. Basta il suono delle mani sul legno, a volte. Parallelamente sto perfezionando uno strumento particolare, il talking stick, una sorta di turntable che riesce a modulare la voce secondo linee melodiche che si possono ascoltare solo da un preciso punto. E’ come un percorso obbligato: spostandosi, infatti, si perde la frequenza della melodia, e si riescono a sentire solo rumori”.

Passano nove anni di silenzio discografico, finché 2010 è la volta di Homeland, che segna dopo svariati anni il ritorno alla forma-canzone.
L’occhio di Laurie Anderson focalizza nuovamente sul marciume socio-politico dell’Occidente, sposando questa volta gli attacchi contro il sistema finanziario e culturale promosso dalla sua tanto amata e detestata America con canzoni urgenti e immediate, che non dimenticano però le radici arty della loro forgiatrice. Sono prevalentemente ballate minimaliste per voce e violino, venate di inquietudine e malinconia con la “folla solitaria” di Manhattan a sfilare sullo sfondo. Dalla splendida apertura di “Transitory Life” alla mesta “Strange Perfume” (con un cameo di Antony Hegarty), dall’antemica marcia techno di “Only An Expert” (amara invettiva contro bancheri e speculatori) alla ballad elettronica “Bodies In Motion”, fino ad intravedere finalmente la luce nelle astrazioni bucoliche dei tre pezzi finali, ideale uscita d’emergenza dall’incubo americano.

Nel 2012 Anderson ha subìto ingenti danni a causa dell’uragano Sandy, abbattutosi sulla costa orientale americana e diverse isole adiacenti. Un fenomeno violento e inaspettato ha fatto irruzione nella sua abitazione nel West Village newyorkese e, di conseguenza, nel suo processo compositivo, diventando il tema centrale di un ciclo di brani già in lavorazione assieme al Kronos Quartet, ultimato due anni dopo.
L’uscita di Landfall a marchio Nonesuch avviene contestualmente alla pubblicazione di un’autobiografia in arte dal titolo “All The Things I Lost In The Flood”: una raccolta di saggi intorno alla longeva carriera di Anderson che tuttavia finiscono per rimarcare, a mo’ di memento, la natura essenzialmente effimera che accomuna la vita e l’arte. Ma ciò che la madrina della sperimentazione statunitense ha perduto in quella tragica circostanza non offusca il sentimento di gratitudine e la passione che continuano ad animare la sua ispirazione, tali da trasfigurare gli accadimenti più dolorosi in opere complesse e sfaccettate.
Questa sorprendente forza d’animo non manca di rivelarsi anche in Landfall, che se nei suoi trenta movimenti alterna perlopiù mood grigi e lamentosi, tuttavia esprime la risolutezza che solo una ferita già rimarginata e messa in prospettiva può garantire. Una partitura pienamente conchiusa e che evolve a ritmo sostenuto, seppur essenzialmente basata su un impianto narrativo emozionale: terreno fertile per il quartetto d’archi più famoso al mondo, a motivo anche della trasversalità degli autori e dei generi affrontati nel corso di quarantacinque anni. Con quest’opera Laurie Anderson si lascia alle spalle ogni amarezza: il lutto fa spazio a una serena accettazione di tutto ciò che per natura deve inverarsi e fare il suo corso. Un fatalismo che finisce col somigliare a un atto di fede.

Una delle ultime performance dell’artista è forse anche la più singolare: indossare la divisa di cassiera e servire i clienti di un McDonald’s newyorkese, “per vivere dentro la globalizzazione e provare cosa significa far parte di questo processo massificato”. E sul rapporto tra musicisti e macchine, offre un’inquietante teoria: “Noi musicisti che abbiamo sviluppato le possibilità dei progressi tecnologici, in qualche modo, siamo cyborg. A volte, quando si lavora con le macchine, ci si identifica a tal punto che si comincia a parlare con loro. Se si pensa a David Bowie, il modo in cui parla è come una macchina. Lo stesso con David Byrne“.
Nel 2003 è diventata la prima artista ufficiale della Nasa.

L’irruzione di Laurie Anderson nel contesto rock ha spazzato via i facili velleitarismi dei “dandy elettronici” degli anni Ottanta e imposto una figura di artista a tutto tondo con pochi pari, che ridefinisce del tutto il ruolo femminile nell’ambito musicale. Non a caso, a confrontarsi con lei sono stati i più grossi nomi dell’intellighenzia rock, soprattutto Brian Eno, sicuramente la figura a lei più affine, col quale ha realizzato “Bright Red” nel 1994.
A parte i dischi la sua carriera è stata caratterizzata da un’infinità di progetti comprendenti spoken poetryperformance, installazioni, collaborazioni a balletti, opere teatrali e musiche per film, mentre il periodo delle sue prime opere, fino a “United States” è stato raccontato nel volume “Stories from the Nerve Bible. A Twenty- year retrospective”.
Eclettica, curiosa, intraprendente, Laurie Anderson non smetterà mai di ricercare forme espressive nuove perché, come recitava in una canzone di quasi vent’anni fa, “il linguaggio è un virus proveniente dallo spazio profondo”.

Contributi di Roberto Rizzo (“United States” e “Homeland”) e Michele Palozzo (“Landfall”).
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Esercizi di… collegamenti interdisciplinari per il colloquio orale gli esami di Stato


È tempo di prepararsi per l’esame di Stato a conclusione del primo ciclo d’istruzione!

Tanti sono i percorsi interdisciplinari in preparazione al colloquio orale dell’esame di Stato. Tanti percorsi e molto fantasiosi!

– Professoressa, Cani e musica!

– Eh? Che dici? Musica da cani?

– No!… Cani e musica!

– Ah!

La fantasia e la creatività galoppano… Il problema va risolto e allora si va a caccia di soluzioni… I compagni aiutano, specialmente quelli che “credono” di avere risolto il loro problema!

Per il mio alunno Nicolò R. della classe 3B 2018-19 ecco un suggerimento!… 15 compositori e i loro cani! Buon lavoro, Nicolò!


  1. Beethoven & Gigons

Chi non conosce Ludwig van Beethoven famosissimo compositore e pianista tedesco? Però quello che tutti non sanno è che ebbe una delusione amorosa, come capita a tutte le persone, geni della musica e non.

Si dice che Beethoven abbia scritto la famosa bagatella Für Elise (Per Elisa) per una sua allieva, Therese Malfatti, ma che fu trascritta in maniera errata da un copista, vista la grafia disordinata, e che quindi in realtà Per Elisa fosse Per Teresa (Für Therese).

Quindi si presume che Beethoven fosse innamorato di Therese e che si sia addirittura proposto a lei nel 1810, anno in cui è stata appunto scritta la bagatella, purtroppo però sembra lei abbia respinto le sue avances. Forse per via del famoso temperamento del compositore o molto probabilmente per via della differenza d’età che è di oltre cioè più di venti anni.

Per Beethoven fu una vera consolazione avere l’amicizia del cane dei Malfatti di nome Gigons.

Infatti dopo che la proposta di matrimonio non andò a buon fine, Beethoven scrisse a un amico: “Ti sbagli se pensi che Gigons venga solo da te. No, anche io ho avuto la buona sorte di aver ricevuto la sua compagnia. Ha cenato al mio fianco e poi mi ha accompagnato a casa. In breve, mi ha fornito dell’ottimo intrattenimento”.


  1. Chopin & Marquis

Fryderyk Chopin, compositore e pianista di origini polacche poi naturalizzato francese, fu un po’ più fortunato in amore rispetto al sopracitato compositore.

Infatti per diversi anni ebbe una relazione con la romanziera francese George Sand, lei aveva un piccolo cane di nome Marquis.

Chopin e Marquis andavano molto d’accordo, in una lettera alla Sand il compositore scrisse: “Per favore ringrazia Marquis per la sua mancanza e per il suo fiutare alla mia porta”.

Il Minute Waltz (Valzer del minuto o Valzer op. 64 n. 1) era conosciuto in origine come Valse du Petit Chien (Valzer del cagnolino), e la sua musica vivace e giocosa sembra sia stata ispirata proprio dal fatto che vedeva il cagnolino Marquis inseguire la propria coda.


  1. Wagner & Leo

Wilhelm Richard Wagner, amava molto gli animali in particolar modo i cani, tanto da dichiararsi pubblicamente contrario alla vivisezione e sostenere i diritti degli animali.

Però ebbe una serie di distrazioni che gli fecero ritardare il compimento dell’opera Die Meistersinger von Nürnberg (I maestri cantori di Norimberga). Nel 1862 il suo editore attendeva che l’opera venisse completata e consegnata, Wagner ci stava lavorando in maniera frenetica, in una casa in affitto vicino Mainz.

Si dice che il padrone di casa avesse un Bulldog che si chiamava Leo, lo teneva legato fuori casa nella parte anteriore, e non smetteva di lamentarsi e piagnucolare. Così Wagner ebbe pietà di lui e decise di liberare Leo.

Chiamò un servo per farsi aiutare a liberarlo dalle catene, il compositore tenne la testa del cane e questo (forse spaventato) lo morse alla mano destra provocandogli un infezione.

Questo infortunio imprevisto, fece sì che Wagner non poté scrivere per diversi mesi, il che fu anche una fortuna nella sfortuna per lui, visto che gli diede modo di giustificarsi per il ritardo.

A Wagner ci vollero però altri anni per completare il lavoro…

Wagner & Pohl

Anche dopo questa brutta esperienza con Leo, Wagner rimase comunque sempre un grande amante dei cani, infatti ebbe diversi cani nel corso degli anni: un King Charles Spaniel di nome Peps, un Labrador di nome Pohl e un Terranova di nome Russ.

Nel 1866 Minna Wagner, la sua prima moglie, morì e lui mancò al funerale. Lei aveva vissuto a Dresda mentre Wagner in Svizzera con Cosima, che poi divenne la sua seconda moglie. La giustificazione per la mancata presenza al funerale fu che aveva un “dito infiammato”.

A distanza di poco tempo il Labrador Pohl morì, e anche in quel caso Wagner non fu presente, così un servo lo seppellì frettolosamente nel cortile sul retro. Quando Wagner lo venne a sapere si indignò non poco per come era stato trattato il suo cane.

Così andò a scavare il cane, gli mise un collare al collo e lo adagiò in una bara di legno per poi sotterrarlo in vera e propria tomba.

È stato ipotizzato da alcuni biografi che quel rituale che il compositore eseguì, era stato fatto perché contrito, si sentiva in colpa per essere mancato al funerale di Minna.


  1. Sullivan & Tommy

Sir Arthur Seymour Sullivan compositore inglese, aveva un agente di cambio Edward Hall che nel 1882 gli presentò un istanza di fallimento, doveva al compositore £ 7,000.

Fecero però un accordo al quanto insolito, Sullivan accettò il cane di Hall, Tommy, in sostituzione al rimborso.

Tommy morì ben otto anni dopo questi fatti, e Sullivan gli si era così tanto affezionato che lo fece impagliare e poi metterlo in una teca di vetro dietro casa sua.


  1. Busoni & Lesko

Dante Michelangelo Benvenuto Ferruccio Busoni, conosciuto solo come Ferruccio Busoni, fu un compositore e pianista italiano.

Nel 1886 aveva bisogni di fare una vacanza, ma essendo uno studenti di musica squattrinato, era fuori questione avere dei soldi per viaggiare all’estero.

Nel mese di agosto però, i suoi compagni di studio non riuscirono più a contattarlo, così pensarono che alla fine era riuscito a partire per la vacanza.

Poi uno di questi compagni, Ferdinand Pfohl vide un uomo mal vestito, povero, e pensò fosse un fabbro, questo camminava per strada al fianco di Lesko, il Terranova di Busoni, molto intelligente e particolare.

Pfohl pensò quindi che il cane fosse stato rubato, decise quindi di affrontare l’uomo, così scopri che in realtà questo era lo stesso Busoni che aveva deciso di prendersi una vacanza primaverile, e curiosamente scelto di vestire i panni di un operaio, in modo tale da evitare la sua solita cerchia sociale.

Le cose però poi gli sfuggirono di mano, infatti un altro dei conoscenti del compositore italiano, lo vide sempre travestito affrontare una riunione di veri operai sulle teorie di Marx, e ricevere una risposta entusiasta.

Però, fortunatamente per Lasko, non è mai stato coinvolto nella vacanza attivista del suo padrone.


  1. Smyth & Marco

Dame Ethel Mary Smyth compositrice britannica, conosciuta con il nome Ethel Smyth fu anche la leader del movimento femminista delle suffragette.

E scoprì suo malgrado che le prove musicali e i cani non sono poi così compatibili.

La Smyth trascorse la fine del 1880 a Lipsia studiando musica, con lei viveva Marco, un indisciplinato meticcio di San Bernardo, che nel 1887 era presente ad una prova del Quintetto per pianoforte e archi in fa minore op. 34 di Brahms, dove era presente anche il compositore.

Tutto stava procedendo bene, fino a quando Marco, entrò improvvisamente nella stanza saltellando e facendo cadere il leggio del violoncellista.

Fu un momento molto imbarazzante per la Smyth, però la fortuna era dalla sua parte, infatti Brahms adorava i cani, e fu molto felice di vedere Marco.


  1. Hahn & Zadig

Reynaldo Hahn compositore, pianista e direttore d’orchestra, venezuelano ma naturalizzato francese.

Al compositore, gli fu regalato un cane da colui che si dice fosse il suo amante, lo scrittore Marcel Proust. Hahn chiamò ilcane Zadig, come il protagonista del racconto filosofico di Voltaire, Zadig o il destino. Storia orientale.

Nonostante non fosse un tipo geloso, Proust, scrisse delle lunghe lettere a Zadig, spiegando che sarebbe stato molto più felice potendo essere lui stesso un cane.


  1. Elgar & Marco e Mina

Il compositore inglese Sir Edward William, Elgar amava i cani ma sua moglie Alice non poteva vivere con loro.

Prima di incontrare la sua futura moglie, Elgar aveva un cane di nome Marco, uno spaniel, però durante i suoi trenta anni di matrimonio non possedette cani.

Anche se Elgar, durante le passeggiate con l’amico organista della Cattedrale di Hereford George Robertson Sinclair, approfittava sempre della compagnia del cane di razza Bulldog di quest’ultimo, Dan.

A queste passeggiate dedicò una delle Variazioni Enigma (Enigma Variations), Variazione 11 – G.R.S. (Allegro molto), infatti la variazione descrive proprio una delle loro passeggiate lungo il fiume.

Dopo che la moglie Alice morì nel 1920, Elgar prese con se due cani: uno spaniel che chiamò di nuovo Marco e un Cairn Terrier di nome Mina. L’allora innovativa tecnologia di comunicazione, permise a Elgar di mantenere i contatti con i suoi amati cani anche se era in viaggio di lavoro a Londra.

Nel suo settantesimo compleanno, Elger fece un concerto trasmesso in diretta, che si concluse con un breve discorso su onde radio.

Durante questo discorso diede la buonanotte a Mina, che fu molto felice ed eccitata nel sentire la voce del suo padrone alla radio.

In un’altra occasione, Elgar stava cenando al Brooks’s Club a Pall Mall, e venne chiamato per una telefonata urgente dal cameriere. Una volta raggiunto il telefono, gli altri commensali sentirono un forte abbaiare dall’altra parte del telefono e Elgar disse “Non mordere i cuscini”.


  1. Šostakovič & Tomka

Dmitrij Šostakovič compositore e pianista sovietico, nel mese di aprile del 1947, ebbe la visita a casa sua di un giornalista del Moscow News, per fare un’intervista sulla vita familiare del compositore.

Lui e Šostakovič erano seduti nel salotto e riuscivano a sentire che nella stanza accanto, la moglie del compositore e i suoi figli che facevano i bagagli.

E poi un grande cane che gironzolava abbaiando e lamentandosi.

Šostakovič allora spiegò che Tomka, il cane, era sconvolto perché i bambini se ne stavano andando via nella casa di riposo, e poi aggiungento in tono più serio disse che secondo una sua teoria, i cani hanno vite così brevi perché prendono tutto tanto a cuore.


  1. Moondog & Lindy

Louis Thomas Hardin, compositore statunitense cieco, da piccolo aveva un cane di nome Lindy, e disse che aveva che insieme a quest’ultimo usava ululare alla luna più di qualsiasi altro cane lui avesse conosciuto.

Sarà stato anche un comportamento inusuale, ma non così tanto visto il personaggio e le abitudini che poi Hardin prese.

Come quella di andare in giro per New York 54th Street, vestito come un vichingo e componendo musica con lo pseudonimo di Moondog, proprio in onore del suo cane.


  1. Henze & James

Hans Werner Henze, amava tutto ciò che era inglese.

Nel 1990 aveva un cane a cui diede il nome James.

Il compositore, anche se era tedesco e viveva in Italia con il suo cane, si rivolgeva a James parlando sempre in inglese.


  1. Crumb & Yoda

George Crumb, compositore statunitense, aveva un molto affetto per i propri animali domestici, e lo dimostrava anche attraverso la musica.

In una musica strumentale solistica e cameristica, Mundus Canis del 1998 (per chitarra e percussioni), il compositore fa una serie di ritratti musicali di tutti i cani che la sua famiglia ha avuto.

Nell’ultimo movimento, incontriamo ilcane Yoda, “un cane soffice bianco di discendenza mista e temperamento mercuriale”.

La musica ad un certo punto si ferma e un musicista sul palco punta lo strumento (guiro) verso il pubblico dicendo con voce severa “Bad dog” cioè “Cane cattivo”. Sulla copertina di Bad Dog appare giustamente Yoda.


  1. Adams & Eloise

John Adams, compositore statunitense, ha sua moglie che partecipa alle mostre di cani con i suoi Pointers, e lui vi prende parte.

Adams scrisse che conduceva il loro cane Eloise agli show dove considerava di incoraggiare sua moglie, dicendo di essere grato di condurre Eloise perché era molto spaventato da fatto che lei potesse fare i bisogni di fronte a centinaia di intenditori di cani.


  1. Laurie Anderson & Lollabell

Ed infine non possiamo non nominare la sperimentazione della compositrice statunitense, Laurie Anderson.

Il 5 giugno del 2010, lei insieme a suo marito la leggenda del rock Lou Reed, misero in scena un concerto sui gradini della Sydney Opera House, proprio in esclusiva per i cani, il “Music For Dogs”.

Seguendo la linea dei gusti del loro particolare pubblico, la musica è stata eseguita ad altissimo campo, anche se giustamente i compositori stessi hanno avuto difficoltà a sentirla, sono stati in grado di suonare grazie all’esperienza fatta con Lollabelle, il Rat Terrier della Anderson.


Fonte:  https://www.cani.it/magazine/15-compositori-e-i-loro-cani/n612.html
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La Chitarra classica di Pablo Sáinz Villegas

Recuerdos de la Alhambra – Tarrega. Pablo Sáinz Villegas – LIVE at Kimmel Center, Philadelphia Novembre 2013.


Gran Jota de Concierto – Tárrega. Pablo Sáinz Villegas – LIVE

Radio and Television Orchestra of Spain Conductor: Carlos Kalmar Teatro Monumental Madrid 24/04/2015


Pablo Villegas, Spanish Guitar

Radio and Television Orchestra of Spain Conductor: Carlos Kalmar Teatro Monumental Madrid 24/04/2015


Pablo Villegas – Estratti dalla performance Live di Americano al Joe’s Pub il 12 agosto 2017 a New York City.


Pablo Sáinz Villegas (nato il 16 giugno 1977) è un chitarrista classico spagnolo. È nato a Logroño nella provincia di La Rioja e ha iniziato i suoi studi musicali in Spagna prima di iniziare la sua carriera internazionale. Ha vinto il Premio Ojo Crítico 2008 per la musica classica. Nel 2018, ha inciso per l’etichetta Sony Classical. La sua prima registrazione per la Casa discografica Sony è stata una raccolta di canzoni iberiche e latinoamericane -Volver- con Plácido Domingo. Villegas risiede a New York dal 2001.

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Dicono di noi… Le città invisibili!

OUMUPO

Progetto Le città invisibili  2014-15

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Atahualpa Yupanqui…il poeta argentino!

Atahualpa Yupanqui, pseudonimo di Héctor Roberto Chavero Aramburo (Pergamino, 31 gennaio 1908/Nîmes, 23 maggio 1992), è stato un cantautore,chitarrista e scrittore argentino.

È considerato il più importante rappresentante della musica folclorica argentina. Le sue composizioni sono state interpretate da importanti cantanti e musicisti, quali, tra gli altri, Mercedes SosaLos ChalchalerosHoracio GuaranyJorge CafruneAlfredo ZitarrosaJosé LarraldeVíctor JaraÁngel ParraChavela VargasMarie Laforêt e gli Inti Illimani, e continuano a far parte del repertorio di innumerevoli artisti, tanto in Argentina come in altre parti del mondo.

Atahualpa Yupanqui – Preguntitas sobre Dios

Atahualpa nacque nella provincia di Buenos Aires, precisamente nella zona conosciuta come Campo de la Cruz, e fu iscritto a Pergamino, città da lì distante 30 km (224 a nordest di Buenos Aires). Il padre era originario di Loreto e aveva sangue quechua. La madre era basca.

«Mentre lungo i campi si allungavano le ombre del crepuscolo, le chitarre della pampa cominciavano la loro antica stregoneria, tessendo una rete di emozioni e ricordi di fatti indimenticabili. Erano stili dal ritmo sereno, dal discorso distinto e nostalgico, in cui trovavano spazio tutte le parole che ispirano la pianura infinita, i suoi trifogli, il suo monte, il solitario ombú, il galoppo dei puledri, le cose dell’amore assente. Erano milonghe lente, nelle tonalità di do maggiore o mi minore, modi utilizzati dal popolo per descrivere le cose oggettive, per narrare con tono lirico i fatti della pampa. Il canto era l’unica voce nella penombra […]. Così, in pomeriggi infiniti, fui penetrando nel canto della pianura, grazie a questi popolani. Furono loro i miei maestri. Loro e, poi, la moltitudine di popolani che la vita, nel tempo, mi fece incontrare. Ciascuno aveva il ‘proprio’ stile. Ciascuno esprimeva, suonando o cantando, gli eventi che la pampa dettava loro.»
(El canto del viento, I)

Atahualpa in una foto del 1968

La chitarra rimarrà un amore costante lungo tutta la sua vita. Dopo un breve quanto fallimentare approccio al violino, Atahualpa comincia a prendere lezioni di chitarra dal maestro Bautista Almirón, che marca a fuoco il suo destino e la sua vocazione. Scopre, inoltre, un vasto repertorio che supera i confini di quello gauchesco.

«Molte mattine la chitarra di Bautista Almirón riempiva la casa e i roseti del cortile con i preludi di Fernando Sor, di Costes, con i prodigiosi acquarelli di AlbénizGranados, con Tárrega, maestro dei maestri, con le trascrizioni di Pujol, con SchubertLisztBeethovenBachSchumann. Tutta la letteratura chitarristica passava per l’oscura chitarra del maestro Almirón, quasi spargendo benedizioni sul mondo nuovo di un ragazzo di campagna, che si addentrava in un continente incantato, sentendo che questa musica, nel suo cuore, si faceva tanto sacra da eguagliare in virtù il cantare solitario dei gauchos
(El canto del viento, II)

Fin da quando diede a far conoscere i propri poemi utilizzò lo pseudonimo di Atahualpa Yupanqui. L’etimologia di questo nome la diede lui stesso: “Viene da terre lontane per raccontar qualcosa” (Ata: “viene”; Ku: “da lontano”; Alpa: “terra”; Yupanqui: “racconterai”, “devi raccontare”).

Influenze nel panorama musicale italiano

Nel 1981 il musicista italiano Paolo Conte ha pubblicato il brano Alle prese con una verde milonga, contenuto nell’album Paris milonga: la canzone fu ispirata dalla musica e dalla figura di Atahualpa Yupanqui, che Conte conobbe in Italia durante un’edizione del Premio Tenco, e rimane un omaggio che il cantante italiano rese a quello argentino (con ammirazione e ironia, nel testo della canzone Atahualpa è un vero e proprio “dio” della milonga e nelle note al disco di Conte Yupanqui viene presentato come l’«ultimo grande interprete della danza pampera chiamata milonga»).

Paolo Conte – Alle prese con una verde milonga (Live Verona 2005)

Nel 2012 il cantautore italiano Vinicio Capossela ha inserito nell’album Rebetiko Gymnastas il brano Abbandonato, (libera interpretazione) traduzione in italiano del brano Los ejes de mi carreta.

Atahualpa Yupanqui – Los ejes de mi carreta
(Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Atahualpa_Yupanqui)
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Città d’Europa: Roma-Atene Progetto eTwinning S.M.S G.B. Piranesi, Roma Italia Referente Prof.ssa Maria Rosa Mazzola 4° Gymnasio Peristeriou Atene – ppt da scaricare

Maria Rosa Mazzola 2008

Sorgente: Città dEuropa: Roma-Atene Progetto eTwinning S.M.S G.B. Piranesi, Roma Italia Referente Prof.ssa Maria Rosa Mazzola 4° Gymnasio Peristeriou Atene. – ppt scaricare

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Videoascolto con la LIM “La primavera” di A. Vivaldi

Videoascolto collaborativo con la LIM per gli alunni della classe Prima Scuola Secondaria di I grado

L idea: Una lezione di videoascolto con la LIM di Maria Rosa Mazzola

Titolo del Progetto: La Primavera Concerto in Mi magg. I Mov. Allegro da Le quattro stagioni di A. Vivaldi

Videoascolto collaborativo

Sorgente: di Maria Rosa Mazzola Videoascolto collaborativo con la LIM Alunni della classe Prima Scuola Secondaria di I grado PDF

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I pianeti op. 32 di Gustav Holst

I pianeti, op. 32 (The Planets) è una suite per grande orchestra in sette movimenti, scritta dal compositore inglese Gustav Holst fra il 1914 e il 1916.

È scritta per un organico particolare, molto ampio, influenzato molto probabilmente da alcune composizioni di Gustav Mahler (Sinfonia n. 6) e Arnold Schönberg (5 pezzi per orchestra). Questa suite prende spunto dalla passione dell’autore per l’astrologia e la teosofia.


Ognuno dei sette movimenti reca nel titolo il nome e il carattere astrologico di un pianeta.

  1. Mars, the Bringer of War
  2. Venus, the Bringer of Peace
  3. Mercury, the Winged Messenger
  4. Jupiter, the Bringer of Jollity
  5. Saturn, the Bringer of Old Age
  6. Uranus, the Magician
  7. Neptune, the Mystic
  • Il primo dei sette brani della suite è Mars, The Bringer Of War (“Marte, il portatore di guerra”), ispirato al carattere battagliero e implacabile del dio della mitologia greca e romana che dà il nome al pianeta. È un brano imponente e impressionante, dall’opprimente ritmo di 5/4 (che nel finale cambia in 5/2 e in 3/4) e dalle forti dissonanze; fu definito “il più feroce pezzo di musica di tutti i tempi” ed evoca una scena di battaglia di immense proporzioni. È il brano più famoso, citato e imitato di Holst. Ha certamente influenzato un certo stile compositivo di colonne sonore del cinema, specie di film d’ambientazione fantascientifica. Holst diresse l’esecuzione di questo movimento poco più veloce di una marcia, dandogli un carattere meccanico e inumano.
  • Il secondo brano è Venus, the Bringer of Peace (“Venere, la portatrice di pace”), brano pacato, sereno e dolcemente evocativo, ispirato alla figura dell’antica dea e dall’apparenza di luminosa placidità del pianeta (Venere è il pianeta più luminoso del cielo).
  • Mercury, the Winged Messenger (“Mercurio, il messaggero alato”) è uno scherzo veloce, leggero, scintillante nell’orchestrazione e nell’uso di armonie esotiche. Probabilmente l’idea di velocità fu ispirata anche dal fatto che il pianeta Mercurio ruota molto velocemente intorno al sole (88 giorni).
  • Jupiter, the Bringer of Jollity (“Giove, il portatore dell’allegria”), brano di larga popolarità, alterna momenti di grande allegria e scoppiettante giovialità a momenti (nella sezione centrale) di epica, cantabile solennità. L’inciso centrale fu infatti rielaborato successivamente da Holst in un inno (I Vow to Thee, My Country), molto popolare in Inghilterra ed usato spesso in occasioni solenni. Il pianeta Giove è il più grande del sistema solare.
  • Il brano dedicato a Saturno, Saturn, the Bringer of Old Age (“Saturno, il portatore della vecchiaia”), che inizia con una regolare e lugubre scansione ritmica, come il ticchettio di un orologio, che accompagna poi l’intero brano, rappresenta l’ineluttabilità del cammino della vita e rivela sia la dignità sia la fragilità della vecchiaia. È il brano più originale della serie e Holst lo predilesse tra tutti.
  • Uranus, the Magician (“Urano, il mago”) è un brano dall’incedere frenetico e grottesco, caratterizzato da una crescente vitalità che sfocia in un pianissimo finale, chiaramente un omaggio ad un altro celebre scherzo sinfonico, L’Apprendista Stregone di Paul Dukas.
  • Neptune, the Mystic (“Nettuno, il mistico”), che rappresenta il remoto e misterioso (all’epoca) pianeta Nettuno, è un brano misterioso ed evocativo di remoti mondi alieni, privo di un tema ben definito, un’eterea alternanza di due accordi minori a distanza di una terza minore, che nella parte finale viene arricchito da un coro femminile dietro le quinte.

La Terra non è inclusa.


Gustav Holst

Gustav Theodor Holst (Cheltenham, 21 settembre 1874– Londra, 25 maggio 1934) è stato un compositore e direttore d’orchestra inglese.


I pianeti: il trionfo mondiale

La suite I pianeti (The Planets) fu e rimane ancora oggi l’opera più amata e ammirata di Holst. Fu concepita a partire dal 1914 sulla scia del grande interesse per l’astrologia e la teosofia che Holst aveva sviluppato a partire dal viaggio in Spagna e dalla conoscenza con C. Bax, e delle letture (soprattutto dell’opera dell’astrologo Alan Leo). Holst e la moglie risiedevano spesso nella casa di campagna di Thaxted, nell’Essex, immersi in un ambiente ricco di suggestioni del passato, a cominciare dall’architettura medievale e dal paesaggio.

È una serie di bozzetti musicali ispirati da ‘umori’ legati ai pianeti, piuttosto che qualcosa di concretamente collegato all’astrologia. Holst aveva comunque certamente tratto ispirazione dal libro The Art of Synthesis di Alan Leo, che è diviso in capitoli ognuno dei quali è dedicato ad un pianeta e ne descrive le caratteristiche della personalità e i valori ad esso associati, così che per esempio, nel libro di Leo

  • Marte – Indipendente, ambizioso, caparbio
  • Venere – Amore che rinasce, emotività
  • Mercurio – Il messaggero alato degli dei, pieno di risorse, eclettico
  • Giove – Portatore d’abbondanza e perseveranza.

Holst fu inoltre influenzato da un astrologo del XIX secolo chiamato Raphael, il cui libro verte sul ruolo che giocano i pianeti nei destini del mondo. L’opera venne completata in due fasi: dapprima Marte, Venere e Giove, quindi Saturno, Urano, Nettuno e Mercurio dopo una pausa dedicata ad altre composizioni. L’ultima nota fu scritta nel 1916. L’influenza di Stravinskij fu colta da un critico, che definì la suite “la Sagra della Primavera inglese”. È possibile scorgervi anche influenze di Debussy e Richard Strauss, oltre che dell’amico Vaughan Williams.

È inoltre interessante notare che The Planets è stato fonte d’ispirazione per varie colonne sonore cinematografiche. È noto che John Williams usò Marte, assieme ad altri brani di musica classica, come musica provvisoria non originale durante la lavorazione di Guerre stellari e in seguito ne citò palesemente alcuni temi nella sua colonna sonora originale definitiva. Si notano anche somiglianze tra la colonna sonora (di Alan Silvestri) di The Abysse Nettuno, tra la colonna sonora (di Bernard Herrmann) di La donna che visse due volte e Viaggio al centro della Terra e Saturno, tra quella (opera di James Horner) di Titanic e Nettuno o Braveheart – Cuore impavido con “Giove” e infine tra quella de La Bibbia (1966) e – ancora una volta – Saturno.

La pattinatrice di livello mondiale giapponese Mao Asada scelse di utilizzare Jupiter come musica di accompagnamento per le esibizioni da galà che si svolsero al termine delle gare ISU per l’annata 2011 – 2012 nella versione rivista dallo stesso Holst nella quale l’inciso centrale fa da accompagnamento all’inno popolare inglese I vow to thee, my country.

fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Gustav_Holst e https://it.wikipedia.org/wiki/I_pianeti

 

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Il dialetto siciliano e l’influenza delle altre culture

Inutile negarlo, ogni siciliano che si rispetti, a contatto con altre lingue, riesce a captare qualcosa che sembra aver già sentito, ma cosa? 

Il siciliano racchiude in sé una matrice appartenente a gruppi di lingue diverse tra loro. Il bagaglio culturale che ne esce è variegato, sfaccettato e dà forma a una lingua vera e propria, con un sistema fonetico e una grammatica ben precisa. Le influenze delle diverse dominazioni sulla Sicilia hanno fatto sì che la lingua ne uscisse come un puzzle completo, riunendo sotto un unico gruppo tutte le influenze (araba, normanna, francese, catalana, spagnola, latina, greca, italiana, tedesca).

Ed è per questo motivo che è possibile osservare perfettamente come tra le lingue di dominazione e il siciliano esistano somiglianze così forti da non non essere trascurate. Studi linguistici hanno contribuito a fare chiarezza su tale aspetto, riuscendo a capire l’influenza di alcuni termini.

Come mostra l’immagine, soprattutto tra siciliano, castigliano e catalano, le somiglianze muovono all’insù gli spigoli della bocca.

catalano-sicilianao

Ovviamente non si riduce tutto a queste tre lingue. Come accennato in precedenza, le influenze sono varie e, anche in quel caso, è possibile constatare una somiglia tra le parole e il loro significato. L’elenco di seguito racchiude soltanto alcune delle parole che provengono da influenze arabe, francese, latine, tedesche e greche. 

ESEMPI:

  • abbanniàri (proclamare, gridare) [tedesco: bandujan = dar pubblico annuncio];
  • addumàri (accendere) [francese: allumer; italiano arc.: allumare];
  • annacàri (cullare, dondolare) [greco: naka = culla];
  • antùra (poco fa) [latino: ante horam];
  • arrassàri (allontanare) [arabo: arata];
  • babbalùciu (lumaca) [arabo: babalush];
  • babbiàri (scherzare) [greco: babazo = ciarlare];
  • baddòttula (donnola) [francese:];
  • balàta (lastra di pietra) [arabo: balàt];
  • bìfara (varietà di fico) [latino: bifer];
  • càlia (ceci abbrustoliti) [arabo: haliah];
  • càmula (tarma) [arabo: qaml, qamla = pidocchio; latino: camura];
  • canìgghia (crusca) [latino volg.: canilia];
  • càntaru (càntero, vaso da notte) [greco: kantaros = vaso da vino];
  • fòrficia (forbici) [latino: forfex; italiano arc.: forfici];
  • fumèri (letame, concime stallatico) [francese: fumier];
  • gèbbia (ricetto d’acqua, vasca) [arabo: gébiya];
  • giugnèttu (luglio) [francese: juillet];
  • giùmmu (pennacchio) [arabo: giummah];
  • lippu (grassume, muschio di conduttura d’acqua) [greco: lipos];
  • manciaciùmi (prurito) [francese:];
  • munzeddu (cumulo, mucchio) [francese: moncel = piccolo monte];
  • muscalòru (ventaglio per le mosche) [latino: muscarium];
  • ‘ntamàtu (sbalordito), [greco: thàuma; francese: entamé];
  • ‘nzémmula (insieme, in compagnia) [latino: in simul];
  • pidicùddu, piricùddu (picciuolo di frutto) [latino: pediculus];
  • pitrusìnu (prezzemolo) [greco: petrosélinon];
  • raggia (rabbia) [francese: rage];
  • sciàrra (litigio) [italiano arc.: sciarra; arabo: sciarr = guerra];
  • tannu (tempo fa, allora) [latino: tandiu = tanto tempo, un così lungo tempo];
  • trùscia (fagotto) [francese: trousse];
  • tuppuliàri (battere) [greco: typto = battere];
  • vuccèri (macellaio) [francese: boucher];
  • zuccu (ramo che nasce dalla parte bassa del tronco, tronco) [arabo: suq].

Ovviamente il dialetto siciliano non si limita a queste influenze di lingue conosciute. Tanti sono i termini utilizzati che ancora oggi non è stato facile accostare a una specifica lingua. A volte accade anche che un termine siciliano venga introdotto nella lingua italiana, come l’ultimo caso del termine usato da Cammilleri, “babbiari”, riportato nel dizionario italiano Zingarelli.  Ancora una volta il siciliano dimostra di possedere una valenza così forte da non essere ridotto a un semplice dialetto.

Nonostante tutto,oggi il siciliano non gode di alcuna tutela. Infatti, la legge nº 482/1999 “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” prevede in una sua parte che “la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo” escludendo, dunque, altri dialetti tra cui proprio il siciliano. Con una petizione del dicembre dell’anno scorso, attivata su change.org, si è proposto una legge ad hoc o anche un emendamento alla legge 482/1999 prima citata, affinché anche la lingua siciliana venga riconosciuta come minoranza linguistica storica.

Ed è proprio il caso di dirlo, “Cù avi lingua, passa ‘u mari” e cioè “Chi ha una buona dialettica, passa il mare”.

Fonte: linguasiciliana.org.
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5434 pagine inedite di Verdi in un baule!

 – Ven, 18/01/2019

Cancellature e modifiche: un tesoro che spiega la genesi delle opere più amate, ecco tutti i segreti compositivi del maestro.

Una scoperta che va oltre le più rosee previsioni dei cultori di Giuseppe Verdi. Dopo un secolo riemergono 5mila pagine inedite del compositore.

Un tesoro enorme e inestimabile che comprende gli appunti e le indicazioni con cui Giuseppe Verdi seguiva il processo di composizione e di revisione delle sue opere.

Queste rarità vengono pubblicate integralmente dall’«Istituto di Studi Verdiani» nel nuovo numero del suo annuario (diretto da Sandro Cappelletto) che sarà presentato a Parma il prossimo 29 gennaio.

Intanto un’anticipazione di queste primizie verrà pubblicata oggi dal mensile di musica classica Classic Voice. C’è tutto il Verdi artista e uomo e l’opera aiuta a entrare nel suo processo di creazione. Per l’esattezza sono 5434 pagine autografe, mai apparse prima, che testimoniano come il compositore lavorasse alle sue opere, con modifiche, correzioni, persino ripensamenti e incertezze nel suo lavoro. I fogli sono stati ritrovati in numerose buste contenute in un antico baule.

La grandiosità della scoperta sta soprattutto nel fatto che gli appunti riguardano l’intera opera verdiana, da Luisa Miller ai Pezzi sacri passando per i grandi capolavori, da Traviata a Rigoletto, da Aida a Don Carlos. Insomma il Verdi che avrebbe potuto essere e non è stato, il Verdi che ha modificato, lavorando sodo, tutte le sue opere.

Una prima stesura imperdibile per tutti i melomani. I documenti, prima della pubblicazione, sono stati catalogati e studiati per la prima volta da Alessandra Carlotta Pellegrini (direttrice scientifica dell’«Istituto di Studi Verdiani») e da Francesca Montresor, che anticipano i risultati del loro duro lavoro su Classic Voice.

Numerosi sono i «cambiamenti» in corso d’opera e i segreti compositivi del Maestro che vengono svelati. Per ingolosire gli appassionati basterà citare le «sofferte cancellature» e le indecisioni nella stesura del Credo di Jago nell’Otello. Oppure una versione della «Fuga» del Falstaff diversa da quella che si ascolta normalmente in teatro o su disco. Ci sono poi le modifiche ai testi – scritte di suo pugno da Verdi – come quelle del Ballo in maschera, dove il termine «grandezza» originariamente era «dolcezza» o «splendore» corretto in «pallore». E ancora frasi cambiate come nel Falstaff dove «bocca baciata non perde fortuna» diventa «bocca baciata non perde ventura».

Studiosi e musicologi sapevano da tempo dell’esistenza di questo tesoro verdiano, custodito in un mitico baule a Sant’Agata. Ma solo nel giugno 2015 Classic Voice aveva pubblicato l’elenco completo delle 5mila pagine, senza però poter visionare i contenuti. La rivista ha però continuato la sua opera per divulgare il «tesoro», prima con una lettera aperta firmata dai grandi della musica e della cultura – da Barenboim ad Arbasino – poi con la schedatura e la digitalizzazione che ha portato alla preziosa pubblicazione.

(fonte:http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/baule-5mila-pagine-inedite-verdi-ecco-tutti-i-segreti-1630588.html)
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Il Teatro Costanzi di Roma

Teatro Costanzi Roma
1880-1926 (un po’ di storia…)

Il Teatro dell’Opera, per il periodo compreso tra la sua edificazione (1879), voluta da Domenico Costanzi (1810-1898), e il 1926, anno in cui il teatro fu acquistato dall’allora Governatorato di Roma, portò il nome del suo costruttore. Domenico Costanzi, impresario edile, ne affidò la realizzazione all’architetto milanese Achille Sfondrini (1836-1900), specializzato nella costruzione e nel restauro di teatri.

Edificato in diciotto mesi sull’area anticamente occupata dalla casa di Eliogabalo, fu inaugurato il 27 novembre 1880 con l’opera Semiramide di G. Rossini, diretta dal maestro Giovanni Rossi, alla presenza dei sovrani d’Italia.

Sfondrini progettò il teatro privilegiando soprattutto il risultato acustico e concependo la struttura interna come una “cassa armonica”; la forma a ferro di cavallo ne è una delle prove più evidenti. In origine il teatro, in grado di accogliere 2212 spettatori, disponeva di tre ordini di palchi, di un anfiteatro e di due gallerie separate; il tutto sormontato dalla cupola, di pregevole fattura, affrescata da Annibale Brugnoli.

Costanzi, che vi aveva investito quasi tutto il proprio patrimonio, conseguentemente al perentorio rifiuto, da parte dell’Amministrazione Comunale, di riscattare il Teatro, fu obbligato a diventarne il diretto gestore; pur costretto ad affrontare vari problemi di natura economica, sotto la sua direzione “impresariale”, il Teatro ospitò “prime assolute” di opere, quali Cavalleria Rusticana di P. Mascagni (17 maggio 1890), poi diventate famosissime.

Dopo un breve periodo, sotto la direzione del figlio di Costanzi, Enrico, al quale va riconosciuto il merito di aver contribuito alla realizzazione di un’altra grande “prima”, come Tosca di G. Puccini (14 gennaio 1900), nel 1907 il Teatro Costanzi fu acquistato dall’impresario Walter Mocchi (1870-1955), per conto della Società Teatrale Internazionale e Nazionale (STIN).

Nel 1912 Emma Carelli, moglie di Mocchi, divenne direttrice e responsabile della nuova “Impresa Costanzi”, così ribattezzata dopo varie trasformazioni di ordine societario.

Nei quattordici anni di tale gestione, moltissime furono le “novità”, sia per Roma che per l’Italia, presentate al “Costanzi”: La Fanciulla del West, Turandot e Trittico di G. Puccini; Parsifal di R. Wagner; Francesca da Rimini di R. Zandonai; Boris Godunov di M. Mussorgskij; Sansone e Dalila di C. Saint-Saëns e molte altre; non ultima la Compagnia de Les Ballets Russes di S. Diaghilev.

 

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L’esperienza Classi 2.0 e Lavagna digitale 2008-16

L’esperienza Classi 2.0 e Lavagna digitale 2008-16 all’I. C. “Via Dal Verme” Roma – Referente del progetto Prof.ssa Maria Rosa Mazzola


Corso Formazione docenti Didattica e Tecnologie Cl@ssi 2.0 A.S. 2013-14

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Documentazione didattico-professionale Azione Cl@ssi 2.0

di M.R. Mazzola

Anni scolastici 2013-16
DISCIPLINA MUSICA

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Relazione finale Corso Formazione docenti
Didattica e Tecnologie Cl@ssi 2.0 A.S. 2013-14
Docente Prof.ssa Maria Rosa Mazzola
Destinatari Docenti cl@ssi 2.0 1A, 1D, 2A dell’I. C. “Via dal Verme” Roma

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RELAZIONE FINALE

Referente Azione Cl@ssi 2.0 2015-16
Prof.ssa Maria Rosa Mazzola

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STUDIO OCSE SUL PIANO NAZIONALE ITALIANO PER LA SCUOLA DIGITALE


Traguardi di competenza disciplina Musica e azione cl@ssi 2.0

I.C. “Via Dal Verme” Roma
cl@sse 2.0 1 A 2012-13
Prof.ssa M.R.Mazzola


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